Come se me lo fossi inventato.

Anche i miei colleghi dicono che è tutto vero.
Qualche giorno fa in pronto soccorso. Arrivo alle 8 di mattina spaccate, e inizio il mio turno in sala gialla.
Nel box delle visite c'è già Luciano, un uomo di 60 anni. È in barella, e gli infermieri gli stanno facendo elettrocardiogramma (anche detto ECG) e prelievi.
Sulla scheda del triage leggo 'dispnea da alcuni giorni'. Apro la cartella e vado a vederlo.
"Cosa è successo?" chiedo, entrato nel box.
Lui scuote la testa, come a dire che non lo sa di preciso.
"È da Martedì che mi viene l'affanno come mi muovo", spiega. "E ho come una sensazione di peso sul torace".
"Come mai è venuto proprio adesso se sta male da martedì?"
Luciano boccheggia, e prima di rispondere fa un gesto con la mano come per mandare aria alla bocca.
"È peggiorato" dice. "Oggi non riuscivo nemmeno a stare in piedi".
La prima cosa che mi viene in mente, con affanno e sintomatologia di quel tipo, è che potrebbe avere un infarto. Diciamo che - da modus operandi del medico di pronto soccorso medio - come il paziente nomina la parola "torace" l'infarto è la prima cosa da escludere: «a dotto', ho preso il sole e me so' scottato sul torace!» e tu: «bene. Allora, per sicurezza, facciamo pure ECG e troponina».
Ma torniamo al nostro paziente.
"Soffre di qualche malattia?" chiedo.
"No".
"Prende farmaci di qualche tipo?"
"No".
"È allergico a qualcosa?"
"No".
Mi piace quando non hanno niente in anamnesi. Meno cose a cui pensare... e meno roba da ricopiare e scrivere in cartella, diciamo anche questo.
L'infermiere mi passa l'ECG appena fatto. Vi metterei un'immagine ma sto scrivendo in condizioni precarie, magari più avanti l'aggiungerò. Comunque sia è irregolare, e viaggia sui 160-180 battiti al minuto: una fibrillazione atriale ad alta risposta.
Questo spiega l'affanno e spiega l'oppressione toracica. Spiega pure che probabilmente Luciano non ha l'infarto e possiamo stare un pochino più tranquilli.
Ascolto il cuore del paziente, e non sento nulla. Sull'esame obiettivo scriverò 'toni parafonici'. Ai polmoni rantola un po', e in effetti respira male ed è meglio dargli un po' di ossigeno. Generalmente una semplice fibrillazione non dà troppi problemi, eppure Luciano non pare proprio che la stia sopportando benissimo. Ha l'affanno, suda, è bianco come uno straccio.
Riprendo tutti i parametri... e il peso al torace mi viene a me: Luciano ha 65 su 45 di pressione. E non è che ha un semplice l'affanno, ma satura 85. La frequenza cardiaca ora tocca i 190. Non va bene manco per un cazzo.
Esco dal box, e mi rivolgo a uno strutturato.
"Ho uno con 190 di frequenza, ipoteso e che desatura", spiego. "Lo porto in sala rossa?"
"Va bene" risponde quello, che nel frattempo sta visitando un paziente mentre scrive una ricetta, fa una lettera di dimissione, parla con dei parenti, legge un referto, chiede degli esami, prepara il vitto, porta un pappagallo, chiude un ricovero e soddisfa alla perfezione qualsiasi legge, regola o aggravio burocratico possiate ritenere necessario che in codesto frangente venga soddisfatto.
Torno rapidamente nel box.
"Andiamo in sala rossa". Annuncio agli infermieri.
Tutti insieme prendiamo la barella col paziente e la spingiamo rapidamente fuori dalla sala gialla nel corridoio fino alla stanza dei pazienti più gravi.
Una volta dentro becco un altro strutturato internista, e gli rispiego tutto da capo: fibrillazione atriale ad alta risposta, paziente scompensato e tutto il conquibus.
Insieme decidiamo una terapia d'urgenza. Bisogna rallentare la frequenza cardiaca prima che il paziente si aggravi ancora di più. Via giù di liquidi, farmaci in vena, ossigeno, monitor fisso... e aspettiamo.
Io esco dalla sala 1 a occuparmi di un qualcos'altro che manco ricordo. Passano 10 minuti, e torno a vedere che aria tira.
Sul monitor, la frequenza cardiaca di Luciano adesso è di 120. La saturazione con un po' di ossigeno è 100%. Un trionfo.
"Va meglio, visto?" gli faccio, avvicinandomi per riprendere la pressione. "Adesso stai proprio una bomba!"
Invece lui scuote la testa.
"Mi sento molto peggio" rantola. "Non riesco a respirare".
E ti pareva... ma perché fa tutte ste storie!? I parametri sono perfetti. Rimando la misurazion della pressione, ed ecco il guaio: il paziente è ancora più ipoteso di prima.
E il problema in tutto questo non è nemmeno tanto la pressione, o che il paziente si sente male. Il problema non è la fibrillazione atriale, e chissene frega pure dell'ossigeno e tutto il resto. Il problema è che non capisco che cazzo ha.
Arriva il rianimatore, e gli rispieghiamo da capo tutto il caso: uomo, 60 anni, fibrillazione atriale, ipoteso.
Io mi faccio un elenco di possibili cause e situazioni in cui potremmo trovarci, e mi dico che magari ha una dissezione aortica. Ma per vederla toccherebbe fare la tac... e chi ce lo porta in tac il paziente messo così, se è solo per un mio dubbio?
Il rianimatore prende la sonda dell'ecografo che stava accanto al paziente. Gliela poggia sul torace, e la situazione si chiarisce in un istante: attorno al cuore c'è una grossa raccolta fluida, e il ventricolo destro è tutto schiacciato e non si riempie bene. Il paziente ha un versamento pericardico con tamponamento cardiaco.
Alla fine si va di corsa in tac. Viene avvisato il cardiochirurgo che nel giro di una mezz'ora drena il versamento, e il paziente si riprende benissimo. Lasciamo stare poi il perché e il percome gli sia venuto tutto quel liquido nel pericardio: intanto, nell'emergenza, la situazione è stata risolta.
Io torno al mio lavoro. Tutto bene e tutto risolto, se non fosse che nella testa ho questa vocina che mi sussura una frase sulla falsariga di: sei un coglione.
Come ho fatto a non dargli pure io una mezza eocgrafata? Dispnea e tachicardia... perché cavolo non mi è venuto in mente? Avevo l'ecografo già pronto e acceso a mezzo metro di distanza, manco a dire ci volesse questa gran fatica.
Certo, il paziente arrivava dalla sala gialla. Lì è sempre un casino e usare l'ecografo diventa un impresa... ma dopo averlo spostato il dubbio me lo dovevo far venire.
Che palle.
E vabbe'. La giornata è lunga, e prosegue tra decine di altri pazienti, problemi e situazaioni varie. Vorrei dirvi come è andata, più o meno, ma sinceramente ho completamente rimosso tutto e non ne ho la minima idea.
Fatto sta che - praticamente a fine turno, in zona Cesarini - arriva Alfredo.
Alfredo ha non ricordo più che malattia ematologica che cura da un paio d'anni, e per la quale mi porta un 2-3 Kg tra fogli, cartelle e vecchi esami. Sulla barella lo vedo che sta tranquillo, chiacchiera con la moglie e controlla il cellulare.
"Che è successo?" gli domando, spingendolo nel box delle visite.
Lui stringe le spalle.
"E c'è che io so' seguito qua da ematologia, no?" mi spiega, con una vaga inflessione romana. " E sarà cha è tipo un po' de tempo che quando m'alzo me gira la testa e me manca il fiato. Allora so' venuto oggi che c'avevo il controllo, e niente in reparto m'hanno detto de venì qua al pronto soccorso a famme visità'".
Ammetto che in queste situazioni storco sempre un po' il naso. Voglio dire: starà male da 1 mese, è già seguito dal nostro ospedale, ma lo mandano sotto da noi a fare cosa? Avranno già deciso che vogliono ricoverarlo... e poi dove starebbe l'emergenza? Il paziente sembra che stia benissimo.
"Ora facciamo un po' di esami", gli dico.
Vado al PC. Scrivo quello che devo scrivere, clicco quello che c'è da cliccare. Poi mi fermo un attimo a riflettere: il paziente ha dispnea per sforzi lievi. L'ecografo ce l'ho lì nel box ammucchiato da qualche parte. E vabbè: non avrà nulla, ma tanto vale darci un'occhiata.
Torno dal paziente.
"Diamo un attimo un'occhiata", gli dico, prendendo la sonda.
Ai polmoni niente di che. Ha un po' di linee B alle basi... ma non è che ci siano edema o versamento. Passo al cuore, e con la sonda poggiata appena a sinistra dello sterno vedo e non vedo. Mi parrebbe in realtà che ci fosse qualcosa... ma ti pare che ne becco 2 al giorno?
Continuo a osservare il cuore. Sonda sull'itto della punta, che sarebbe quel punto tra le ultime costole a sinistra dove se premete col dito vi fa malissimo, ed eccolo lì: liquido intorno al cuore, il ventricolo destro che collassa e sbandiera. È un tamponamento cardiaco.
"C'è un po' di liquido attorno al cuore" spiego al paziente. "La vorrei far valutare dal nostro cardiologo, per cui andiamo in un'altra sala del pronto soccorso dove vediamo le cose un po' più delicate".
Spingo la barella fino in Sala 1.
"Ho un altro versamento pericardico" spiego, appoggiando il paziente in una postazione.
Mi guardano tutti un attimo perplessi, forse perché pure secondo loro 2 cose così uguali identiche nella stessa giornata sembrano un po' strane. C'è dentro già pure il cardiochirurgo che stava rivalutando il paziente di prima, manco che ci fossimo messi d'accordo. Credo che lo scorso anno abbia fatto un totale di 2 drenaggi pericardici d'urgenza in pronto soccorso. E poi quest'anno altri due, oggi.
E pure tutto il racconto: cioè, prima non vedo una cosa perché sono una pippona immensa. Poi però faccio tutto il percorso di crescita interiore stile The Karate Kid, e quando si presenta un caso analogo uso il colpo dell'ecoscopia d'urgenza e - stavolta - riesco vincitore.
Tutto nell'arco di un singolo turno. Perché poi se no durava troppo, la gente si rompe le palle e non paga più il biglietto del blog. Oppure anche perché se due eventi sono troppo distanziati nel tempo poi qualcuno non li ricollega e non capisce bene il senso della storia.
In ogni caso, è evidente che si tratta di un racconto inverosimile e che mi sono inventato tutto. Non c'è proprio alcun dubbio alcuno, e non proverò in alcun modo a convincervi del contrario.
Purtuttavia, a fine turno - e uscito dalle mie mirabolanti imprese inventate - io un po' soddisfatto mi sono sentito davvero.

Simone

Commenti

  1. Ahahahahaha, fantastico, via diciamo che ogni paziente ch vedrai in ps come minimo si vedrà fatta una ecocardio giusto per essere sicuri,

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    1. Eh... e pure direttamente una TAC! :)

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  2. Ti seguo da poco! E continuerò a farlo!
    La mia storia è un po' simile alla tua, dopo non aver passato il test di ammissione a medicina,ho deciso di fare ingegneria una passione "alternativa", vedrò un giorno se anche io fare una seconda laurea, al momento finisco questa hahaha

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    1. Dai non si sa mai e tutto è possibile! :)

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  3. Dopo 7 anni in ambulanza e averne portati direttamente alcuni in sala operatoria di cardichirurgia, quando vedo frequenza alle stelle e pressione sotto i piedi inizio pure io a sudare freddo :-P Immagino sia troppo semplicistico chiederti se in questi casi questi due segnali siano sempre (o almeno nell'80% dei casi) sintomo di fluido attorno al cuore, o sbaglio? Daniela

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    1. Ciao! Un versamento pericardico è solo uno dei tanti motivi per cui puoi trovare parametri del genere. Sicuramente vanno fatte anamnesi, esame obiettivo e nel caso è un qualcosa che si dovrà escludere... ma non c'è una correlazione così "ravvicinata".

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  4. Ciao Simone,

    ti seguo da tempo. Vorrei l'anno prossimo tentare il test di medicina quando avrò ben 31 anni. Considernado il fatto che qualora entrassi non potrei avere un lavoro a tempo pieno e che, nel bel mezzo degli studi potrei rendermi conto, per una serie di ragioni, di non voler continuare il percoro di studi, sarebbe possibile farmi convalidare gli esami fatti di medicina ad infermieristica?
    Grazie mille.

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    1. Gli esami in comune sì. Tipo biologia,biochimica,ananatomia ecc.

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    2. Credo che che molti esami teorici si possano convalidare... ma considera che infermieristica ha una montagna di tirocini per cui in ogni caso credo che la frequenza durerebbe sempre 3 anni pieni.

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