Vale la pena specializzarsi in Medicina d'Emergenza - Urgenza?

Con i concorsi di oggi è già tanto se entri...

In pronto soccorso, in tutti gli ospedali del centro Italia che ho frequentato, ci stanno i rianimatori.
Non sarà una regola aurea e che vale per ogni posto di ogni paese di ogni regione, magari no, però almeno negli ospedali universitari è così: PS grande = presenza del rianimatore.

E non che a me la cosa non stia bene, anzi. La cosa sta benissimo: uno specialista più preparato per affrontare le emergenze più gravi che viene in aiuto al personale di pronto soccorso "normale". Per i pazienti è una cosa importantissima, per i medici è un aiuto insostituibile, e sarebbe sicuramente un grave peggioramento del servizio se il rianimatore non fosse sempre e costantemente presente.

Ecco, il problema nasce quando si parla di "scuola di specializzazione in Medicina d'Emergenza - Urgenza" (notare la doppia denominazione, nel senso di emergenze ed urgenze), e di medico unico di Pronto Soccorso.

Da un lato, in un ospedale piccolo e magari non proprio in una città enorme, non sarà sempre scontata la presenza del rianimatore. Il medico di Pronto Soccorso deve saper gestire un po' di tutto, dalla febbre al trauma all'arresto cardiaco a quant'altro, e poi nel caso che ce ne sia veramente bisogno sono sicuro che la collaborazione di qualcuno si potrà anche avere, ma non è che quest'ultimo sia necessariamente già lì nel momento in cui il paziente entra in Pronto Soccorso.

Questa cosa in realtà non la so: non ho mai lavorato in un ospedale piccolo, magari in provincia. È solo una mia supposizione. Ma se andate in un grosso ospedale nel centro di Roma, invece, è probabile che sia direttamente il rianimatore a gestire il paziente in condizioni critiche. Cosa questa - ripeto - ottima per il paziente, che ha subito accesso alle cure specifiche più adatte, ottima per il personale che non saprebbe far fronte a certe situazioni... ma forse meno ottima per gli specializzandi.

Già quando ero studente e frequentavo il PS, all'arrivo di un codice rosso con necessità del rianimatore potevo "partecipare" al soccorso dopo il rianimatore, dopo lo specializzando della rianimazione (che ovviamente c'è sempre) e dopo lo specializzando della medicina d'urgenza nel caso che fosse stato effettivamente coinvolto (cosa già questa non scontata).

Insomma da un punto di vista delle cure per il paziente eravamo a livelli molto alti (c'è praticamente un team che si occupa dei codici rossi più gravi), ma dal punto di vista della formazione era difficile per uno studente iniziare ad avvicinarsi a un certo tipo di medicina.

Ci sono riuscito, un po', dopo anni di presenza e di pratica e di fiducia che avevo costruito con alcuni chirurghi, internisti e rianimatori. Un po' - non molto - ma da studente magari già abbastanza da poter capire cosa bisognava saper fare, cosa bisognava studiare e insomma come impostare un certo tipo di soccorso.

Da specializzando, le cose non sono molto cambiate.

In un ospedale universitario di grosse dimensioni, lo specializzando della medicina d'urgenza è generalmente "accoppiato" al medico internista di Pronto Soccorso, perché la scuola è stata affidata agli internisti. Finché si tratta perciò di pazienti (dal codice bianco al rosso) di natura internistica tutto bene: si partecipa al lavoro degli strutturati, si guarda, si impara, si iniziano a mettere le mani e così via.

Quando c'è il paziente del rianimatore, invece, non è facile entrare a far parte del "team" di cui parlavo sopra. Inoltre, rispetto a uno studente, uno specializzando ha anche il proprio lavoro da fare, nell'arco del turno. Per cui, sì, può capitare che in alcuni turni e in alcune situazioni si riesca a partecipare anche al soccorso su pazienti non necessariamente "internistici", ma il più delle volte ci si ritrova un po' tagliati fuori e con tutt'altre cose di cui doversi occupare.

Ci tengo a sottolineare che la mia non vuole essere in alcun modo una critica ai rianimatori del Pronto Soccorso: con la maggior parte di loro anzi c'è un ottimo rapporto, e ho conosciuto generalmente solo persone che vogliono insegnare e farti partecipe del loro lavoro. È solo che l'università, l'ospedale e il pronto soccorso sono organizzati così, ed è difficile arrivare in mezzo a una cosa già strutturata in un certo modo e cambiare le cose.

Aggiungo poi che quello del rianimatore è un esempio, ma lo stesso discorso vare per le emergenze pediatriche, ostetriche, ortopediche eccetera: tutte specialità che spesso hanno una loro area del Pronto Soccorso dedicata, e che "bypassano" di fatto il PS generale dove di solito ci troviamo noi specializzandi.

Comunque sia, se tutto questo andrebbe benissimo per uno specializzando in Medicina Interna - per i quali il Pronto Soccorso è solo uno dei tanti possibili sbocchi lavorativi e solo una parte del percorso di formazione - da specializzando in Medicina d'Urgenza trovo la cosa non poco frustrante.

È vero che all'orizzonte e per i prossimi anni si intravede la possibilità di qualche cambiamento e una maggior "partecipazione" mia e dei miei colleghi alla parte della sala rossa del Pronto Soccorso (per cui incrociamo le dita!!!) ma finora è stato poco così, e la sensazione è che questa idea del medico che gestisce da solo l'intero PS con tutte le competenze e conoscenze e capacità pratiche sia stata un bel progetto sulla carta, ma che semplicemente al centro-sud Italia non si è voluta realizzare.

La paura mia e dei miei colleghi è di ritrovarci, dopo 5 anni di specializzazione, a coprire il ruolo del medico internista di pronto soccorso. Solo con meno competenze (non avendo partecipato al percorso formativo più vasto che può avere un internista), meno possibilità di "cambiare" di posto una volta che uno dovesse stancarsi dei turni in PS, e tutto sommato anche un po' di delusione per non aver visto realizzate tutte le proprie aspirazioni professionali.

Scusate il fiume di parole non necessariamente "orientate", il post lunghissimo e il tono forse polemico. Ma, ecco, per un medico neolaureato che mi chiederebbe "vale la pena di fare medicina d'urgenza?", cosa risponderei?

1) Intanto, vale certamente la pena se vuoi fare PROPRIO quello. Cioè una volta che finisci in Pronto Soccorso rimarrai in pronto soccorso. Nei reparti non assumono più nemmeno gli altri specialisti, per cui scordateli: è davvero proprio quello che vuoi fare?

2) Dovrai continuamente lottare contro una situazione in cui in molti non si rendono conto che stai facendo una specializzazione "nuova" (per modo di dire, visto che ha quasi 10 anni). Ti chiederanno di fare consulenze internistiche perché tanto "è la stessa cosa", o si stupiranno se vorrai imparare come si tratta un politrauma, un'emergenza pediatrica o la gestione delle vie aeree.

3) Ti ritroverai a studiare per conto tuo cose di cui nel tuo pronto soccorso si occupano altri e che tu non vedrai mai fino a - forse - dopo la specializzazione.

Insomma, avete davvero tutta questa voglia? La Medicina d'Urgenza è un po' questo luogo incantato che sognano in tanti, ma alla cui esistenza in pochi credono realmente. Eppure, dopo tanti aspetti negativi, mi pare necessario dire pure qualcosa di buono:

1)  Se vuoi fare il medico di Pronto Soccorso, non c'è effettivamente un percorso differente. Cioè, puoi lavorare in PS come internista o come tante altre specializzazioni o anche come NON specializzato... ma non è davvero la stessa cosa. Uno potrebbe decidere di diventare un rianimatore e lavorare in Pronto Soccorso, ma anche quello tutto sommato è un lavoro diverso e forse con la specializzazione in anestesia-rianimazione è più comune che si finisca per lavorare in sala operatoria o in terapia intensiva.

2) Dopo 2 anni di specializzazione (e prima ancora altri 3 da studente interno) mi sembra che ci sia un abisso tra quello che faccio io e quello che fanno gli specializzandi delle altre scuole. La "trasversalità" della medicina d'urgenza, il casino totale in cui ci si trova a lavorare continuamente, la necessità di sapere tutto di tutto di tutto e mettere le mani e fare in ogni cosa e frangente, fanno alla fine anche la differenza.  Per cui è vero che imparare è difficile, ma in qualche modo se vedi 50 pazienti al giorno per forza di cose qualcosa te la impari lo stesso.

3) Il medico di Pronto Soccorso è - tolta forse la medicina generale - l'unico medico "completo" che rimane. L'unico che visita, fa diagnosi, fa terapia e - nei limiti di quello che si riesce a imparare - esegue procedure, ecografie, piccoli interventi... il medico di pronto soccorso è il dottore di una volta che non esiste più, o che forse esisteva solo nei film.

Ecco. Il problema è arrivarci a essere quel tipo di dottore. Conoscere bene tutto quello che c'è da sapere. Essere pronto e preparato, e avere insomma una preparazione completa.

Per ora come ho detto non è facile. Ma ce la faremo.

Simone

Commenti

  1. Ciao Simone! Gran bell'articolo!
    Anche io inizialmente avevo pensato a questa specializzazione, ma fin dall'inizio i "baroni" ce la sconsigliarono in quanto secondo loro saremmo usciti come medici "che non sono nè carne nè pesce" e che avremmo avuto problemi nel trovare un posto.
    Come sai ho poi scelto completamente altre vie: diventare ortopedico in Germania.
    Qui la situazione in PS non è tanto diversa.
    Anche se sulla carta sono uno specializzando in Ortho und Unfallchirurgie, alla fine devo occuparmi di tutti i pazienti chirurgici (ch. generale, viscerale e toracica come minimo, in altri centri ci si deve occupare anche di medicina dello sport e di ch. pediatrica).
    Non è facile diventare un medico completo, ma credo che ce la faremo!
    L'importante è avere l'obiettivo e continuare perseguirlo!
    Un abbraccio
    Gian Marco

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    1. Il fatto di non essere né carne né pesce, per un indeciso cronico come me in fondo va benissimo. Non va bene quando di volta in volta sei quello che 'conviene' ai tuoi superiori. Difficoltà nel trovare posto per un urgentista non ce ne sono, tutti quelli che conosco sono stati assunti il giorno dopo la specializzazione. Magari con lavori non fantastici ma comunque posti ce ne stanno.
      I chirurghi sono un discorso a parte, è un mondo diverso con competenze diverse... noi spesso seguiamo anche i pazienti chirurghi magari facendo da intermediario con lo strutturato consulente, ma l'intervento chirurgico lo fate solo voi! :)

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  2. Ciao Simone. Scada la mia ignoranza ma come mai non hai pensato di fare l'anestesista? Perchè come hai scritto nel post non vorresti finire in terapia intensiva?

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    1. Ciao! Guarda sono stato in sala operatoria e non mi piace per niente. Capisco che sia fondamentale per imparare ma a farlo per lavoro impazzirei. Lo stesso non mi piace lavorare con i pazienti intubati e non mi piacerebbe stare in rianimazione. A me piace la gestione del paziente appena arrivato, l'emergenza, fare la diagnosi eccetera per cui anche riuscendo poi a lavorare come rianimatore in PS penso che una grossa parte del percorso di specializzazione mi peserebbe moltissimo.

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  3. ciao, ti seguo fin dal primo blog,rimango in anonimo per privacy, non per scortesia... ho 29 anni, e solo ora ho la possibilità di provare il test di medicina, tenterò anche infermieristica, poiché il mondo sanitario é la mia passione...ma sigh sob, solo ora posso addentrarmici.
    le mie domande sono 3.
    la prima, forse qui fuori luogo, a 29 anni, vale la pena, lavorativamente parlando, tentare medicina? ci saranno discriminazioni in futuro sul lavoro, sulla specialistica su vari test/bandi/concorsi da affrontare vista l'età?
    2)[ "Nei reparti non assumono più nemmeno gli altri specialisti,"] cioé non capisco questa frase, intendi che se fai specialistica in "medicina interna" non potrai essere assunto nei reparti che non la riguardano?
    3)[Il medico di Pronto Soccorso è - tolta forse la medicina generale - l'unico medico "completo"] ...
    quindi la tua problematica ora al P.S. quale sarebbe? che avevi aspettative maggiori rispeto alla realtà?

    grazie per i tuoi blog, mi hanno fatto tanta compagnia, sognando anche di essere al tuo posto. sei un grande, continua a scrivere per noi. grazie grazie

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